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Una nuova stagione di dialogo per la bioetica in Bioetica tra passato e futuro

Da Van Potter alla società 5.0, a cura di E. Larghero e M. Lombardi Ricci, Effatà Editrice, Torino 2020, pp. 271-287

In Una nuova stagione di dialogo per la bioetica esamino alcune delle trasformazioni che, negli ultimi anni, sono avvenute sia nel campo della bioetica cattolica sia nel campo della bioetica laico-secolare. Questo saggio rappresenta uno snodo importante nella mia riflessione sull’utilizzo dei paradigmi. Infatti, provo a mettere qui in evidenza che di fronte alla minaccia esistenziale che incombe sulla nostra specie autori di area cattolica e laica hanno avviato un percorso di riflessione comune. Per altro proprio temi di frontiera, come il moral bioenhancement, cioè la possibilità di intervenire sulle basi biologiche del senso morale per ottenere un miglioramento delle predisposizioni ad agire in maniera altruistica verso i propri conspecifici…

luca lo sapio

…e i viventi non umani, hanno fatto registrare inedite, inaspettate convergenze in cui l’obiettivo comune – superare la minaccia che incombe su sapiens  – ha consentito il superamento di contrapposizioni di principio e un minore ingaggio su temi divisivi come l’aborto, la fecondazione assistita, l’eutanasia o il suicidio assistito. Nel saggio utilizzo per la prima volta le due categorie di “biorealismo” e “bionegazionismo” per indicare, rispettivamente, la posizione di quegli autori che, partendo dalle attuali evidenze scientifiche, spingono per una trasformazione degli stili di vita di sapiens e per un maggiore impegno verso le generazioni future e la salvaguardia del pianeta e quelli che, invece, negando o minimizzando le attuali evidenze scientifiche spingono per la conservazione dello status quo e per la difesa dell’esistente

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Eugenetica nazista e nichilismo.

Lineamenti per una riflessione critica, in Mattia Papa, Rossella Saccoia (a cura di), Nichilismo vs Cosmopolitismo. Una storia finita?, Aracne Editrice, Roma 2016, vol.1, p.159-175

luca lo sapio

Il nichilismo è l’ospite inquietante. Nietzsche scriveva, a tal proposito, che nichilismo significa che “i valori supremi perdono ogni valore”, “manca lo scopo, manca la risposta al perché”. Molti associano il nichilismo alle tragiche vicende della Seconda guerra mondiale. Alcuni costruiscono l’equazione nichilismo=nazismo. Nel saggio che qui propongo provo a decostruire questa idea, evidenziando come il credo di Hitler e l’ideologia alla base del suo Mein Kampf  fossero tutt’altro che espressione di mancanza di scopo o valori. Piuttosto, essi hanno rappresentato da un lato una forma di pervertimento di alcuni valori e il tentativo di costruire una nuova tavola dei valori che, per quanto condannabile sotto il profilo morale e politico, ha in qualche modo rappresentato una risposta in linea con l’appello nietzschiano di oltrepassamento della morale cristiana e dell’etica della rinuncia tipica della morale degli schiavi.

Dall’altro, tuttavia, tale tentativo ha continuato a richiamarsi a idee tipiche della tradizione metafisica dell’Occidente, in particolare le idee di Die Wahrheit Das Gut (verità e bene) che costituendo l’approdo ideale e le coordinate-guida delle scelte politiche del regime hitleriano, hanno fatto di quest’ultimo, per richiamarci alla terminologia nietzscheiana, una forma di nichilismo incompiuto.

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Una nuova stagione di dialogo per la bioetica in Bioetica tra passato e futuro

Da Van Potter alla società 5.0, a cura di E. Larghero e M. Lombardi Ricci, Effatà Editrice, Torino 2020, pp. 271-287

In Una nuova stagione di dialogo per la bioetica esamino alcune delle trasformazioni che, negli ultimi anni, sono avvenute sia nel campo della bioetica cattolica sia nel campo della bioetica laico-secolare. Questo saggio rappresenta uno snodo importante nella mia riflessione sull’utilizzo dei paradigmi. Infatti, provo a mettere qui in evidenza che di fronte alla minaccia esistenziale che incombe sulla nostra specie autori di area cattolica e laica hanno avviato un percorso di riflessione comune. Per altro proprio temi di frontiera, come il moral bioenhancement, cioè la possibilità di intervenire sulle basi biologiche del senso morale per ottenere un miglioramento delle predisposizioni ad agire in maniera altruistica verso i propri con specifici e…

…i viventi non umani, hanno fatto registrare inedite, inaspettate convergenze in cui l’obiettivo comune – superare la minaccia che incombe su sapiens– ha consentito il superamento di contrapposizioni di principio e un minore ingaggio su temi divisivi come l’aborto, la fecondazione assistita, l’eutanasia o il suicidio assistito. Nel saggio utilizzo per la prima volta le due categorie di “biorealismo” e “bionegazionismo” per indicare, rispettivamente, la posizione di quegli autori che, partendo dalle attuali evidenze scientifiche, spingono per una trasformazione degli stili di vita di sapiens e per un maggiore impegno verso le generazioni future e la salvaguardia del pianeta e quelli che, invece, negando o minimizzando le attuali evidenze scientifiche spingono per la conservazione dello status quo e per la difesa dell’esistente

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luca lo sapio
luca lo sapio

Eugenetica nazista e nichilismo.

Lineamenti per una riflessione critica, in Mattia Papa, Rossella Saccoia (a cura di), Nichilismo vs Cosmopolitismo. Una storia finita?, Aracne Editrice, Roma 2016, vol.1, p.159-175

Il nichilismo è l’ospite inquietante. Nietzsche scriveva, a tal proposito, che nichilismo significa che “i valori supremi perdono ogni valore”, “manca lo scopo, manca la risposta al perché”. Molti associano il nichilismo alle tragiche vicende della Seconda guerra mondiale. Alcuni costruiscono l’equazione nichilismo=nazismo. Nel saggio che qui propongo provo a decostruire questa idea, evidenziando come il credo di Hitler e l’ideologia alla base del suo Mein Kampf  fossero tutt’altro che espressione di mancanza di scopo o valori. Piuttosto, essi hanno rappresentato da un lato una forma di pervertimento di alcuni valori e il tentativo di costruire una nuova tavola dei valori che, per quanto condannabile sotto il profilo morale e politico, ha in qualche modo rappresentato una risposta in linea con l’appello nietzschiano di oltrepassamento della morale cristiana e dell’etica della rinuncia tipica della morale degli schiavi.

Dall’altro, tuttavia, tale tentativo ha continuato a richiamarsi a idee tipiche della tradizione metafisica dell’Occidente, in particolare le idee di Die Wahrheit  Das Gut (verità e bene) che costituendo l’approdo ideale e le coordinate-guida delle scelte politiche del regime hitleriano, hanno fatto di quest’ultimo, per richiamarci alla terminologia nietzscheiana, una forma di nichilismo incompiuto.

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Luca Lo Sapio

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